Radio otto nove classics

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Sono contenta che proiettino Sabor e che tu esca, ma sicura di valere un dibattito? Sarà piena di gente. Non voglio un dibattito, ma sono curioso di vedere se il film è sopravvissuto a questi anni. Non c’è dubbio. Ma se decidi di non andare, avvisami e trovo una soluzione. Meglio non cancellare all’ultimo minuto. Va bene, ciao. Io vado via, le serve qualcosa? No, grazie, Maya. A domani. ”Era l’uomo più solo che la morte avesse mai visto. Entrai nella stanza dove c’era Johannes. Si era girato e raggomitolato, non lasciando spazio per me. Quando cercai di farmi posto, si svegliò e facemmo l’amore. Però la solitudine era sempre con me, non riusciva a scacciarla dal mio cuore. Era impossibile per due persone essere più vicine di così, eppure ciascuna stava nel suo mando.” Ciao. Non volevi aprirmi? Non aspettavo visite e mi fa male la testa. Se vuoi, me ne vado. No, ormai sei qui. E vivi così, al buio? Quando mi fa male la testa, sì. Povero. Però, che casa! Cosa posso offrirti? Qualcosa di alcolico. Che meraviglia. Che posso fare? Respira dal naso. dal naso. Aspetta. acqua. Tranquillo, aspetta. Respira! Bevi. Attento, piano. Piano, piano. , mi strozzo con niente. Che spavento, , pensavo morissi! Sto bene. Ogni tanto mi succede, è orribile. “La mia idea di cinema è sempre stata legata alla brezza delle notti estive. Guardavamo i film solo d’estate.” Venivano proiettati su una parete enorme, di calce bianca. Ricordo soprattutto i film in cui c’era dell’acqua. Cascate, spiagge, fondali marini, fiumi, sorgenti. Al solo sentire il rumore dell’acqua, a noi bambini veniva una voglia matta di fare pipì e la facevamo proprio lì, ai due lati dello schermo. Il cinema della mia infanzia ha sempre odorato di pipì e di gelsomino e di brezza estiva. Che fai lì? Ti leggo. Ho letto La dipendenza. Non avresti dovuto. Qualcosa dovevo pur fare. Tu sei collassato. Posso? Sì. Che bontà! Senti, il racconto mi ha colpito. Non è un racconto. Beh, quello che è. Potrebbe andare in scena così com’è. Grazie, ma non è un testo drammatico. Non importa, io potrei interpretarlo. So benissimo di che parla. Tu? Tu sei l’opposto di quel testo.



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