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e Orr si scontrano. Sin dall’inizio, la strategia non ha mia fatto per me. Entravo in gioco e colpivo più forte che potevo. Quando ero più giovane, mi gettavo sulla pista senza preoccuparmi della difesa e mi mettevo a tirare pugni. In un incontro di pugilato, se perdi due punti puoi rifarti nei round dopo e vincere, ma nell’hockey hai un’unica occasione. La maggior parte degli scontri si verifica nei primi secondi. Per me, la parte più importante di uno scontro era il primo secondo, i primi due, la presa iniziale. Una volta afferrato l’avversario, pensavo a dov’era la sua testa. Potevo colpirlo ad occhi chiusi. Sapevo dov’era, vicino alla mia mano. Una volta agguantato, iniziavo a strattonarlo e a colpirlo in faccia, con un movimento doppio. Ci sono alcune tecniche da usare a seconda che l’altro sia destro o mancino. Essere colpiti è inevitabile ma si cerca sempre di schivare il colpo. Bisogna sempre rimanere alla distanza giusta per colpire, altrimenti è tutto inutile. , VOLTE ALL-STAR Scontro dopo scontro e stagione dopo stagione si elabora un proprio stile di combattimento. Tie Domi, che veniva dal sud, combatteva in modo diverso da noi. E anche George Laraque, un altro mancino. Era famoso per far girare l’avversario mentre lo colpiva. Poi c’era Donald Brashear, che in una specie di abbraccio ti strattonava colpendoti alternativamente, lanciandoti all’interno e all’esterno. Joey Kocur era un vero mastino. Ma se non ti stendeva subito, avevi la possibilità di reagire. La maggior parte di quei ragazzoni, come Boogie, Derek Boogard, ti afferravano e provavano a darti un pugno alla testa. Adoravo guardare Tony Twist. Colpiva l’avversario da molto lontano, caricando il pugno a grande distanza. Era un’evoluzione dello sport e io cercavo di non rimanere al palo ma di adattarmi. Mi toglievo i guanti e ci davo dentro. Avevo scoperto che, indossando una maglia più larga, potevo liberare il braccio durante una presa. E pensai che se fossi riuscito a togliere anche il coprispalla avrei guadagnato maggiore libertà.

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